Seleziona una pagina

Il programma dei seminari di canto vedico verterà su Mantra Yoga, lo yoga del suono. Saranno studiate le relazioni tra le due discipline, le possibilità di azione del mantra, come energizzarlo, le sue applicazioni nella terapia, nei rituali, nelle meditazioni.

Il suono sarà studiato nei suoi vari livelli di pronuncia e di significato. Saranno studiati i suoni basici del sanscrito e il loro significato esoterico.

Analizzeremo soprattutto le vibrazioni primarie delle vocali ma anche delle altre lettere sanscrite. Particolare attenzione sarà data ai Shakti Bija Mantra.

Canteremo insieme secondo le regole antiche di ascolto-ripetizione, vari Slokam, Suktam e Mantrah di difficoltà crescente e adatti ai partecipanti, come il Laghunyasah, il Gayatri Mantrah … ed estratti di Upanisat.

Saranno proposte anche pratiche di yoga guidate che integrano il suono per accrescerne la potenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sfoglia gli articoli sottostanti per maggiori informazioni sul Canto Vedico!

IL CANTO VEDICO

Il canto vedico, ancora sconosciuto in Occidente, è la pura essenza dello yoga: si tratta di mantra cantati con gli speciali suoni e respirazioni del sanscrito, che creano nuove connessioni mentali, spazi interiori, silenzi. E’ particolarmente indicato in ambito terapeutico o per potenziare concentrazione, memoria, meditazione e per aprire all’ascolto. I canti sono tratti dai Veda. I Veda sono una vasta collezione di inni uditi dagli antichi saggi indiani mentre erano in profondo stato meditativo. Insieme formano la più autorevole fonte della saggezza indiana dato che contengono informazioni su di ogni argomento immaginabile: dalla relazione fra insegnante e studente alla struttura del sistema umano, dalla importanza della natura e degli elementi della nostra vita alla conoscenza tecnica necessaria per costruire case, dalla origine dell’universo alla  etichetta sociale, da come guarire le varie malattie agli incantesimi per garantire protezione.  Di conseguenza i Veda sono stati per migliaia di anni la fonte primaria di riferimento per la vita indiana. La lingua dei Veda è il sanscrito, la lingua classica indiana.

 La vasta informazione contenuta nei Veda fu preservata e trasmessa da una generazione di insegnanti e studenti alla successiva in forma orale. Tutto avveniva oralmente grazie alla concentrazione e soprattutto con un ascolto profondo che aiutava la memorizzazione. Le regole di pronuncia nel canto vanno rispettate senza ecezioni: proprio grazie a ciò i Veda sono cantati oggi come migliaia di anni fa.

Nell’apprendere il canto vedico lo studente ora come allora, deve ascoltare il suo insegnante e poi cantare esattamente come il maestro: questo processo è chiamato ‘Adhyayanam’ o Canto Vedico. Era parte integrante della educazione tradizionale antica e ancora oggi i Veda sono una delle più importanti fondamenta sulle quali riposa l’intera gamma del pensiero, sapere, cultura e credo indiani.

parte 2

Nella musica abbiamo bisogno d 5 a 10 o 12 toni per creare una melodia. Il Canto Vedico invece usa solo tre toni. Il tono di base (svarita); un tono ad una nota più alta del tono neutrale (udatta) e un tono ad una nota più bassa del tono neutrale (anudatta). Esiste anche una combinazione (nigadha) dove il tono inizia con svarita e finisce con udatta.

I suoni dell’alfabeto sanscrito hanno una relazione con i 5 elementi della natura così che si possono percepire i significati profondi del canto anche senza conoscere il significato della lingua. Il suono, unito al ritmo e alla pronuncia accurata, ci apre così ad una comprensione che è al di là delle parole. E’ importante però che chi canta sia attento e in grado di riprodurre il canto con la pronuncia e le respirazioni esatte della tradizione.

Il processo dell’apprendimento segue una formula molto semplice: ascoltare e ripetere.  Ci vuole molta pratica affinché l’allievo impari ad ascoltare esattamente ogni suono e a ripetere ciò che ha sentito. Dovrebbe diventare in grado di riprodurre la stessa chiarezza e purezza del suono, le stesse pause, fino allo stesso modo di respirare dell’insegnante, tanto da diventare una sola voce.

L’ascolto profondo è una sfida. Non siamo più abituati ad ascoltare e a dare una attenzione piena anche al singolo suono, i suoni che percepiamo sono mischiati con la nostra memoria, coi nostri sentimenti ed emozioni, con quello che amiamo o rifiutiamo.

Quando l’allievo impara l’ascolto attento, comincia anche a sentire alcuni dei benefici del Canto Vedico. La sua mente ora riesce a restare focalizzata e la sua attenzione ha una diversa qualità. Questa nuova abilità si manifesta anche nel quotidiano, lavorando, studiando, così che le distrazioni diventano via via meno forti.

Anche la riproduzione dei suoni è una sfida.  All’inizio è impossibile riprodurre i suoni senza sbagliare e sbagliare ci fa sentire male, ci mette in discussione, espone le nostre fragilità, le nostre paure. L’insegnante però procede, non lascia spazio alle giustificazioni, alle scuse e piano piano si impara ad accettare i nostri sbagli, le disattenzioni, la pronuncia approssimativa. Impariamo che sbagliare non solo è naturale, ma è l’unico modo che abbiamo per conoscere e per cambiare.  Le giustificazioni, rimanerci male, sentirsi in colpa,  sono inutili : basta riprovare con più attenzione a riprodurre il suono, ascoltare e ripetere.

Questo processo sviluppa in noi un nuovo atteggiamento verso i nostri errori: invece di bloccarci nel giudizio negativo di noi stessi, impariamo a muoverci. L’errore non blocca, ma diventa uno stimolo per procedere con più attenzione. Così si affina il vero ascolto e la forza interiore, sia durante il Canto che nella vita.

parte 3

La gioia del cantare è molto stimolante e tonificante:  chi canta sente la gioia del cuore.

E’ importante saper distinguere il Canto Vedico dalla religione e riconoscere che il Canto Vedico è diverso dal cantare e ripetere bhajan o kirtan.

Il Canto Vedico appartiene all’antica tradizione vedica pre-religiosa e universale: tratta dei modi della percezione, della conoscenza e dell’azione cosciente. L’abilità di creare attraverso la disciplina del suono un legame con quello che abbiamo in profondità è attraente per persone di diverse tradizioni, che proprio grazie al canto riscoprono la propria tradizione e i suoi valori. Il beneficio della attenzione e quello di mantenere un nuovo atteggiamento rispetto al problema di sbagliare, sono ricercati da chi vuole introdurre una nuova qualità nella propria vita.

Se oggi anche le donne possono praticare il Canto Vedico lo si deve al prof. T.Krishnamacharya (1888-1989). Era un bramino ortodosso, ma in tarda età ebbe paura che il Canto si perdesse perché gli uomini sono troppo indaffarati nei tempi attuali. Consapevole di quello che faceva, aprì il Canto Vedico alle donne e più tardi agli stranieri. La società ortodossa non vide di buon occhio questa novità così Krishnamacharya annunciò pubblicamente che se l’attività del Canto Vedico implicava un peccato lui era pronto a prenderlo sulle sue spalle.

Il figlio TKV Desikachar ha continuato questo lavoro. Chandra Klee Cuffaro lo ha poi diffuso in Italia.

Nella scuola della associazione Spazio Vedico, il Canto è insegnato osservando strettamente le regole della antica arte, insieme ad altri strumenti dello yoga.